(i Maigret sono contrassegnati da un asterisco)

1953

The Man Who Watched Trains Go By
(Illusione)
Regia e sceneggiatura: Harold French. Soggetto: dal romanzo “L’uomo che guardava passare i treni” (L’homme qui regardait passer les trains, 1938). Fotografia (Technicolor): Otto Heller. Montaggio: Y. Perrin. Musica: Benjamin Ivankel. Interpreti: Claude Rains (Kees Popinga), Marta Toren (Michèle), Marius Goring (l’ispettore Lucas), Herbert Lom (De Koster jr.), Anouk Aimée (Jeanne), Lucie Mannheim (la signora Popinga), Felix Aylmer (Merkemens), Eric Pohlman (Goin), Ferdy Maine (Louis), Joan St. Clair (Frida Popinga), Robin Alalouf (Karl Popinga), Mary Mackenzie (Mme Lucas), Gibb McLaughlin (De Koster sr.), Michael Nightingale (un impiegato), Michael Alain (il capotreno), Jean Deveaux (un funzionario), McDonald Parke (l’uomo d’affari americano). Produzione: Raymond Stross/Joseph Shaftel Production. Durata: 78’. Origine: Gran Bretagna.
Kees Popinga, integerrimo capocontabile presso un’antica e rinomata impresa di commercio olandese, una sera sorprende De Koster, il suo principale, mentre cerca di impadronirsi dei soldi della ditta allo scopo di darsi alla fuga. Ne nasce una lite, e ad averne la peggio è De Koster, che rimane ucciso. Preso dal panico da una parte, e dalla cupidigia dall’altra, Popinga piglia il malloppo e prende il volo per Parigi. Lì si trova Michèle, l’amante che De Koster avrebbe dovuto raggiungere dopo il furto. La donna sulle prime si fa beffe di Popinga poi, quando si accorge che adesso è lui il depositario della somma, dietro istigazione di un altro suo amante, finge di esserne innamorata. Lo fa ubriacare, allo scopo di farsi dire dove tiene nascosto il denaro, ma l’ispettore Lucas, che sta pedinando da giorni l’olandese, interviene salvandolo e sequestrando la refurtiva. Popinga, amareggiato per l’umiliazione inflittagli dalla donna, ora medita vendetta.


1954

* Maigret dirige l’enquête
(Maigret dirige l’inchiesta)
Regia e sceneggiatura: Stany Cordier. Soggetto: dai romanzi “Cécile è morta” (Cécile est morte, 1942) e “Maigret e la Spilungona” (Maigret et la Grande Perche, 1951), e dal racconto “Non si uccidono i poveri diavoli”, in “Maigret e l’ispettore sfortunato” (On ne tue pas les pauvres types, in “Maigret et l’inspecteur Malgracieux”, 1947). Fotografia: Raymond Clunie. Montaggio: Jacques Poitrenaud. Musica: Joseph Kosma. Scenografia: Robert Dumesnil. Interpreti: Maurice Manson (il commissario Maigret), Svetlana Pitoëff (Cécile Pardon), Peter Walker (l’ispettore Janvier), Michel André, André Tabet, Frank MacDonald, Ben Omanoff, Joseph Weiner. Produzione: Pathé Cinéma. Durata: 85’. Origine: Francia.
Appostati in attesa dell’arrivo di alcuni pericolosi banditi, gli ispettori Janvier e Lucas ricordano tre casi brillantemente risolti dal loro capo, il commissario Maigret. Il primo caso riguarda la misteriosa fine di Cécile Pardon, trovata morta in uno sgabuzzino della Polizia Giudiziaria lo stesso giorno in cui era stata assassinata l’avarissima zia. Un caso legato al rifiuto dell’anziana donna di aiutare il nipote Gérard e alla disonestà dell’uomo che amministrava i suoi soldi. Il secondo riguarda la complessa vicenda del signor Tremblet, un metodico impiegato che per sette anni è riuscito a tenere tutti all’oscuro del fatto di non avere più un lavoro. Una vincita alla lotteria gli aveva permesso di tirare avanti conducendo una sorta di doppia vita, ma un amico interessato aveva provveduto a complicare le cose. Il terzo, infine, verte intorno al dentista William Serre e alla sua gelosissima madre, capace di avvelenare marito, nuora e figlio se non fosse stato per l’intervento di Maigret. L’arrivo dei banditi distoglie Janvier e Lucas dai loro ricordi. I banditi verranno tutti arrestati.


1955

A Life in the Balance
Regia: Harry Horner, Rafael Portillo. Soggetto: dal racconto “Sette croci in un’agenda”, in “Un Natale di Maigret” (Sept petites croix dans un carnet, in “Un Noël de Maigret”, 1951). Sceneggiatura: Robert Pressnell jr., Leo Townsend. Fotografia: J. Gómez Urquiza. Montaggio: George Gittens, George Crone. Musica: Raoul Lavista. Interpreti: Ricardo Montalbán (Antonio Gómez), Anne Bancroft (Maria Ibinia), Lee Marvin (l’assassino), José Parez (Francisco), Rodolfo Acosta (il tenente Fernando), Carlos Muzquiz (il capitano Saldana), Jorge Trevino (il sergente), José Torvay (Andrés Martínez), Eva Calvo (Doña Caridad), Fanny Schiller (Carmen Martínez). Produzione: Leonard Goldstein per Panoramic Productions. Durata: 74’. Origine: Usa.
Uno psicopatico americano pluriomicida giunge a Città del Messico, dove sequestra il figlioletto di Antonio Gómez. Tra i due inizia un duello sempre più serrato che si concluderà nell’arco di una notte.

The Bottom of the Bottle
(Il fondo della bottiglia)
Regia: Henry Hathaway. Soggetto: dal romanzo omonimo (Le fond de la bouteille, 1949). Sceneggiatura: Sidney Boehm. Fotografia (Cinemascope DeLuxe Color): Lee Garmes, Leon Shamroy. Montaggio: David Bretherton. Musica: Leigh Harline. Scenografia: Walter M. Scoot, Paul S. Fox. Interpreti: Van Johnson (Donald Martin), Joseph Cotten (Pat, suo fratello), Ruth Roman (Nora Martin), Jack Carson (Hal Breckinridge), Bruce Bennett (Brand), Brad Dexter (Stanley Miller), Peggy Knudsen (Ellen Miles), Jim Davis (George Cady), Margaret Lindsay (Hannah Cady), Nancy Gates (Mildred), Gonzales Gonzales (Luis Romero), John Lee (Jenkins), Ted Griffith (il “ranchero”), Ernestine Barries (Lucy Grant), Walter Wolf King (Grant), Frances Dominguez (la moglie di Diaz), Maria M. Valerani (la signora Romero), George Trevino (Diaz), Joanne Jordan (Emily), Lee Gonzales (il ballerino), George Anderson (il prete), Oscar Humberto Stevens (la guardia di frontiera messicana), Martin F. Gerrish (la guardia di frontiera americana). Produzione: Buddy Adler per 20th Century Fox. Durata: 90’. Origine: Usa.
Pat Martin è un brillante e ricco avvocato che, temendo di compromettere la sua posizione, evita di far sapere in giro di avere come fratello un alcolizzato omicida. Donald, il fratello, sta scontando una pena detentiva per aver ucciso involontariamente un uomo. Quando riesce a evadere, si rifugia proprio a casa di Pat. Questi, per non avere grane con la moglie, glielo presenta come un suo vecchio amico. Nei disegni di Donald ci sarebbe quello di farsi aiutare dal fratello per raggiungere il Messico, dove vivono già sua moglie e suo figlio, ma Pat non vuole prendervi parte, né tantomeno mandare del denaro a cognata e nipote. Esasperato, Donald riprende a bere e, nel tentativo di rubare delle bottiglie, attira l’attenzione della polizia. Allo stesso tempo Nora, la moglie di Pat, scopre la vera identità di Donald e, disgustata dal disinteresse del marito per la sorte di un parente, lo lascia. Pat torna sulla sua decisione, aiutando Donald ad attraversare il confine. Il viaggio non sarà una passeggiata.


1956

Le sang à la tête
(Sangue alla testa)
Regia: Gilles Grangier. Soggetto: dal romanzo omonimo (Le fils Cardinaud, 1942). Sceneggiatura: Gilles Grangier, Michel Audiard. Fotografia: André Thomas. Montaggio: Paul Cayatte. Musica: Henri Verdun. Scenografia: Robert Bouladoux. Interpreti: Jean Gabin (François Cardinaud), Paul Frankeur (Drouin), Renée Faure (la domestica), Monique Mélinand (Marthe Cardinaud), José Quaglio (Mimile Babin), Claude Sylvain (Raymonde Babin), Georgette Anys (Titine Babin), Rudy Palmer (Vittorio), Jean-Louis Bras (Jean Cardinaud), Henri Crémieux (Hubert Mandine), Léonce Corne (Charles Mandine), Florelle (Sidonie Vauquier), Paul Oettly (Vauquier), Paul Faivre (M. Cardinaud padre), Julienne Paroli (Mme Cardinaud madre), Gabriel Gobin (Arthur Cardinaud), Mme Vernaux (Mauricette Cardinaud), Hugues Wanner (l’esperto), Mlle L. Gros (la cameriera), Rivers Cadet (il proprietario del “Robinson”), Joël Schmitt (il proprietario del “Gran Café”), Charles Bouillaud (il capostazione), Jacques Marin (l’agente di polizia), Yolande Laffon (Isabelle Mandine), Zelmett (Julien), Paul Azaïs (Alphonse, il proprietario del “Charentes”), Albert Michel, Lucienne Gray, France Asselin, Georges Montant, Bruno Balp, Marcel Roche. Produzione: Films Fernand Rivers. Durata: 83’. Origine: Francia.
Il signor Cardinaud è uno degli abitanti più benestanti di La Rochelle. Si è fatto strada da solo, partendo da umili condizioni e avanzando senza farsi troppi scrupoli, fino a conquistare una posizione di rilievo nel locale mercato ittico. Ora è un uomo ricco, temuto e, per certi versi, anche odiato. Ma a lui non importa. Gli basta vivere nell’agio guadagnato, nell’ordine che impone a casa e sul lavoro e nella tranquillità della pace domestica. Completamente preso dagli affari, non si rende conto che la moglie si sente di giorno in giorno sempre più trascurata. Quando quest’ultima lo lascia per mettersi insieme a una vecchia fiamma, Cardinaud in un primo momento reagisce come è più consono al suo carattere. Poi, un esame di coscienza lo porta a sacrificare orgoglio e prestigio per riconquistare la moglie.


1957

* Maigret tend un piège
(Il commissario Maigret)
Regia: Jean Delannoy. Soggetto: dal romanzo “La trappola di Maigret” (Maigret tend un piège, 1955). Sceneggiatura: Rodolphe-Marie Arlaud, Michel Audiard, Jean Delannoy. Fotografia: Louis Page. Montaggio: Henri Taverna. Musica: Paul Mizrakí. Scenografia: René Renoux. Interpreti: Jean Gabin (il commissario Maigret), Annie Girardot (Yvonne Maurin), Jean Desailly (Marcel Maurin), Jeanne Boitel (la signora Maigret), Gérard Séty (Georges Vacher, detto Jojo), Lucienne Bogaërt (Mme Maurin madre), Jean Debucourt (il direttore della Polizia Giudiziaria), Olivier Hussenot (l’ispettore Lagrume), Lino Ventura (l’ispettore Torrence), André Valmy (l’ispettore Lucas), Maurice Sarfati (l’ispettore Lapointe), Amédée (l’ispettore Alfonsi), Alfred Adam (Barberot, il macellaio), Paulette Dubost (Mauricette, sua moglie), Dominique Davray (Marguerite Juteau), Germaine Michel (la portiera), Nadine Basile (l’ausiliaria di polizia), Guy Decomble (Mazet), Pierre-Louis (il giornalista Rougin), Jean Tissier (il giornalista del “Paris-Presse”), Hubert de Lapparent (il giudice Coméliau), Raphaël Patorni (l’ispettore Janvier), Georges Lannes (l’avvocato Lieutard), Nicolas Amato (il centralinista), Pierre-Jacques Moncorbier (il fotografo), Florence Bruère (la signora della toilette), Dominique Page (la cameriera dei Maurin), Henri Couttet (il garzone della brasserie), Georges Lycan (un ispettore), Louis Bugette (il brigadiere del commissariato del 4° arrondissement), Jacques Hilling (il medico legale), Jean-Louis Le Goff (il garzone del macellaio), Madeleine Barbulée (il cliente della macelleria), Marie Mergey (una dattilografa), Daniel Emilfork (il maniaco), Charles Bouillaud (l’ispettore Monclar), Jacques Ciron (il portiere dell’albergo), Michèle Nadal, Denise Carvenne, Denise Clair. Produzione: Intermondia Films/Jolly Film. Durata: 116’. Origine: Francia/Italia.
Quattro donne sono state uccise nella zona di place des Vosges. Sono tutte vittime di uno stesso aggressore, che dopo i suoi crimini ha preso l’abitudine di telefonare alla polizia per farsene beffe. Maigret decide di giocare d’astuzia, facendo leva sul narcisismo del criminale. Finge di eseguire l’arresto di un falso colpevole, poi, con l’aiuto di alcune volontarie della polizia femminile da usare come “esca”, organizza una trappola. Un’agente viene aggredita ma, fortunatamente, riesce a difendersi. Purtroppo, l’assassino sfugge al tranello. Sul luogo dell’aggressione, tra i curiosi, viene notata una donna. Dalle indagini che seguono, Maigret viene a sapere che è moglie di un tale Marcel, il quale è stato visto nei paraggi dei luoghi delle precedenti aggressioni. Inoltre, è figlio della proprietaria di un negozio di macelleria dal quale è scomparso un coltello che potrebbe essere l’arma del delitto. Marcel, un individuo dalla psiche fragile, schiacciato tra una moglie cinica e una madre iperpossessiva, viene convocato nell’ufficio di Maigret. L’interrogatorio si trasforma ben presto in una guerra di nervi.

Le passager clandestin
The Stowaway
(Clandestina a Tahiti)
Regia: Ralph Habib. Soggetto: dal romanzo “Passeggero clandestino” (Le passager clandestin, 1947). Sceneggiatura: Maurice Aubergé, Ralph Habib, Paul Andréota. Fotografia (Eastmancolor): Desmond Dickinson. Montaggio: Monique Kirsanoff. Musica: Michel Emer. Scenografia: René Moulaërt. Interpreti: Martine Carol (Lotte), Karl-Heinz Böhm (Jean), Arletty (Gaby la Bringue), Serge Reggiani (Alfred Mougins), Roger Livesey (il maggiore Owens), Reginald Lye (Buddington), Maea Flohr (la tahitiana). Produzione: Discifilm/Silver Film/Southern International Film. Durata: 98’. Origine: Francia/Australia.
Lotte è una parigina delusa dalla vita che, dopo varie peripezie, è approdata a Panama. È stata da poco lasciata da René, un giovanotto un po’ strano che, dopo averla amata, se n’è andato a vivere in splendido isolamento su di un’isola dei mari del sud. Un giorno giungono a Panama tre uomini: il notaio incaricato di notificare a René l’assegnazione di una cospicua eredità, un avventuriero e un gangster. Tutti e tre si rivolgono a Lotte, che consiglia loro di provare a rintracciare René a Tahiti. Notaio e avventurieri si imbarcano subito e Lotte, che spera di rintracciare il suo amato, sale come clandestina sul piroscafo. Arrivati a Tahiti, scoppia la lotta per il possesso della somma. Il primo a soccombere è il notaio, seguito ben presto dall’avventuriero. Se non fosse per un marinaio, che aveva aiutato Lotte a nascondersi sulla nave e che adesso è innamorato di lei, per la ragazza le cose si metterebbero veramente male.

The Brothers Rico
(I fratelli Rico)
Regia: Phil Karlson. Soggetto: dal romanzo omonimo (Les frères Rico, 1952). Sceneggiatura: Lewis Meltzer, Ben Perry. Fotografia: Burnett Guffey. Montaggio: Charles Nelson. Musica: George Duning. Scenografia: William Kiernan, Darrel Silvera. Interpreti: Richard Conte (Eddie Rico), Dianne Foster (Alice, sua moglie), James Darren (Johnny Rico), Paul Picerni (Gino Rico), Kathryn Grant (Norah, la moglie di Johnny), Lamont Johnson (Peter Malaks), Larry Gates (Sid Kubick), Argentina Brunetti (la signora Rico, la madre), Harry Bellaver (Mike Lamotta), Rudy Bond (Gonzales), Richard Bakalyn (Vic Tucci), William Phipps (Joe Wesson), Mimi Aguglia (Julia Rico), Maggie O’Byrne (la signora Felici), George César (Dude), Peggy Maley (Jean), Jean Easton (Nelly), Paul Dubov (Phil). Produzione: William Goetz, Lewis J. Rachmil per Columbia. Durata: 87’. Origine: Usa.
Eddie, Johnny e Gino Rico sono tre fratelli italo-americani più o meno legati alle attività criminali del loro amico Kubick. Tra quest’ultimo e la famiglia Rico esiste un antico debito di riconoscenza. Eddie è il più indipendente dei tre: ha una lavanderia che gli permette di vivere sufficientemente bene per potersi chiamar fuori dai traffici di Kubick, e crede che col boss ci sia solo un rapporto di paterno affetto. Ma si illude. Kubick intende servirsi di lui per scoprire dove si è nascosto Johnny, che sta per rivelare alla giustizia quanto sa in merito a un omicidio commesso da Gino per conto della banda. Con l’inganno, Kubick riesce a rintracciare Johnny, quindi lo fa eliminare. Identica sorte tocca a Gino, diventato ormai anche lui troppo ingombrante. Di fronte a quest’ultimo omicidio, Eddie finalmente apre gli occhi, e fa in modo che la giustizia possa compiere il suo corso.